La mia montagna  
 

Ai tanti che in questi anni mi hanno chiesto cosa rappresenti la montagna per me - spesso un po' stupiti nel vedere un non professionista così intensamente impegnato nell'alpinismo - ho sempre risposto che è, innanzitutto, il luogo della mia libertà.
Libertà da tutto ciò che ci vincola, ci impedisce, ci limita, vorrei dire "ci trattiene in basso". Emblematico, per me, il titolo di uno dei tanti libri di Reinhold Messner: “La libertà di andare dove voglio”.

L'alpinismo così interpretato diventa una straordinaria attività di vita, molto più di uno sport, ma nulla a che vedere con un lavoro: un modo di vivere, forse addirittura una visione del mondo. Le migliori tra le guide alpine che conosco non riescono a vivere la loro professione come un mestiere: la vedono come la proiezione adulta di un'attività ludica, iniziata da ragazzi e miracolosamente trasformata in un lavoro di alta responsabilità.
In questo spirito mi sono sempre considerato un "conquistatore dell'inutile", secondo la geniale definizione di Lionel Terray, in cui la vacuità dell'oggetto e il disinteresse del soggetto sono clamorosamente compensati dalla faticosa realtà della conquista.

Ho sempre detestato la drammatizzazione dell'alpinismo: intendiamoci, il dramma è spesso una componente reale delle storie di montagna, ma è accidente, non sostanza. Per questo mi sono sempre battuto, e continuo a farlo, contro i tanti venditori di montagna scritta e parlata che, per aumentare le tirature o l’audience, trasformano oneste avventure di alpinismo in feuilleton a sfondo eroico.
Un'altra cosa che amo dell'alpinismo è l'assenza del cronometro, o comunque di un misuratore oggettivo delle prestazioni: grazie a ciò, il più bravo non è mai soltanto quello che fa il passaggio più duro, o che impiega meno tempo a fare la via o che porta lo zaino più pesante. Io credo invece che il grande alpinista sia individuato da un complesso di doti fisiche, psichiche, tecniche e culturali, qualcosa di simile al grande artista: infatti ce ne sono pochi, e non si autocertificano mai.